E’ più “(cyber)sicura” la stupidità o l’intelligenza?

E’ più “(cyber)sicura” la stupidità o l’intelligenza?

Resta una questione aperta, tra la tutela del lavoratore ed il diritto alla privacy dei clienti.

Provo a condividere step by step gli elementi di un ragionamento per il quale, lo preannuncio, non ho risposta ma solo domande aperte.

1 – Di recente Corrado Giustozzi, senior cyber security strategist e membro del Permanent Stakeholders’ Group dell’ENISA ha affermato: “l’IoT sono oggetti stupidi che cooperano a rendere stupidi anche gli utenti; ed è la stupidità delle persone che mi preoccupa”.

2 – La Prof.ssa Susanna Sardilli, psicologa, psicoterapeuta ed insegnante Mindfulness MBSR, nella stessa occasione, focalizza l’attenzione sull’importanza delle intelligenze multiple (rif. Howard Gardner), sottolineando anche come l’azione di uno abbia influenza su molti.

3 – La stupidità, recuperando la definizione del Prof. C. Cipolla, storico economista, è la capacità potente ed imprevedibile di provocare danno a se stessi e agli altri. Per l’intelligenza si può affermare genericamente che sia la capacità di affrontare e risolvere con successo situazioni e problemi nuovi o sconosciuti.

4 – E’ un dato di fatto che la sicurezza delle informazioni, inclusa quella cyber, non sia più solamente una questione di tutela del business, bensì anche una faccenda di responsabilità sociale: nella Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea si parla di diritto alla protezione dei dati di carattere personale (ex. Art. 8).

5 – Al fine di rendere soddisfacente il livello di sicurezza è necessario mettere a punto opportuni controlli e contromisure per salvaguardare sia gli interessati dai trattamenti di dati personali – prevenendo perdite di riservatezza, integrità e disponibilità – sia le persone che compiono i trattamenti di questi dati. Eventuali trattamenti errati possono generare non solo disagi anche gravi per gli interessati ma anche provocare ripercussioni legali per chi compie i trattamenti in modo improprio.

6 – Lo statuto dei lavori (L.300/70), con specifico riferimento all’art.4, obbliga le organizzazioni che intendano attivare controlli a distanza, tramite i quali possa derivare anche un’attività di controllo sui lavoratori, a procedere alla mediazione con i sindacati al fine di stipulare un accordo collettivo aziendale oppure, in caso di mancato accordo, a richiedere l’autorizzazione dell’Ispettorato del Lavoro.

7 – Sindacati e personale si barricano in una posizione di rifiuto estremo di qualsiasi forma di controllo. Il personale invoca a gran voce il diritto alla Privacy.

Ora, un briciolo di intelligenza multidisciplinare, un senso di responsabilità sia individuale sia collettiva, dovrebbe far intuire a queste stesse persone che far prevalere a tutti i costi questo diritto ha come conseguenza la negazione di un diritto più esteso, che coinvolge direttamente loro e potenzialmente anche grandi quantità di interessati. Dovremmo dedurre che ha ragione Giustozzi a preoccuparsi della stupidità delle persone? E se così fosse, come è possibile convertirli in esseri intelligenti?

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