Le chiacchiere digitali inquinano

Le chiacchiere digitali inquinano

E’ necessario promuovere l’ecologia, anche nelle comunicazioni. Ecco perché.

Quanti Gigabyte di chiacchiere, con poca o nessuna utilità, si producono e veicolano con e-mail, instant messages, commenti e post su social network, blog ed in altre centinaia di modi? E’ giusto cominciare a domandarselo.
A chi obiettasse che non c’è da preoccuparsi, tanto non si paga per parola digitata, è fondamentale far comprendere che non è proprio così. Magari la valuta non è espressa in euro, ma blaterare in digitale ha il suo prezzo. In modo inconsapevole e poco utile – anzi, con un effetto disastroso – si erodono rapidamente preziosi beni intangibili.
Prima considerazione: ogni volta che un byte viene scritto, trasmesso e conservato, genera un consumo energetico, quindi un costo ed un impatto ambientale. In secondo luogo, ogni “frammento” digitale tende a configurare un’informazione. Ed ogni informazione destrutturata, inesatta o fuorviante perde il proprio valore, non contribuendo in alcun modo alla conoscenza.
Aumenta lo sforzo per reperire informazioni utili: crescono i tempi di ricerca e d’utilizzo degli apparecchi. In modo inversamente proporzionale, diminuisce l’impiego efficiente dell’intelligenza: lo sforzo è rivolto allo scarto dell’inutile invece che all’elaborazione dell’utile. Una vera e propria forma d’inquinamento.
E se il principio di Pareto risultasse azzeccato anche in questo caso? Se buona parte della nostra stanchezza (sociale, psicologica e fisica) fosse prodotta da un ristretto numero di cause? Il silenzio digitale sarebbe un buon rimedio, assicurando sostenibilità alla comunicazione e all’informazione, con buona pace di tutti. Ti consiglio anche la lettura di:
Ecologia dell’Informazione (http://blog.debiase.com/paper/ecologia-dellinformazione/), Luca De Base.
Conoscenza e tecnologia, un rapporto a volte conflittuale (https://www.key4biz.it/conoscenza-e-tecnologia-un-rapporto-a-volte-conflittuale/), Alberto Buzzoli

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